IL MIO BENVENUTO IN "DIDATTICA BLOG"! Questo BLOG ha lo scopo di interfacciarsi con la didattica dell'Italiano e della storia e si offre ad essere seguito dai miei alunni di QUINTA CLASSE Sezione B - Servizi Socio-Sanitari dell'IIS "Danilo Dolci" di Partinico (PA). Trovano spazio nel Blog anche le note alle notizie di attualità e i commenti agli articoli tratti da: "LETTURA DEL QUOTIDIANO IN CLASSE". Il mio grazie a tutti i partecipanti!
Prof.ssa Angelica Piscitello
Le parole possono essere usate in senso proprio (o denotativo), ma anche in senso figurato, estendendo il loro significato al di là di quello originario:
L'insegnante continuava a spiegare, ma gli alunni avevano staccato la presa. (= non erano più collegati, attenti).
Alla base dell'uso figurato delle parole c'è il senso connotativo che esse assumono, associando al significato proprio, oggettivo della parola sentimenti o giudizi soggettivi: per esempio, alla parola sole si collegano idee di calore, luce, vita; dicendo "Sei il mio sole", mi riferisco alle connotazioni che ha la parola sole per esprimere la gioia di vivere che mi dà quella persona.
Nuove espressioni figurate vengono continuamente create da scrittori, poeti, pubblicitari, giornalisti, comici, ma anche da persone comuni un po' creative. Quando si diffondono, anche grazie ai mezzi di comunicazione moderna, entrano a far parte del lessico comune.
Sul dizionario sono registrati sia i significati denotativi, sia quelli figurati entrati nell'uso, che vengono aggiornati a ogni nuova edizione. Molte parole della lingua hanno significati derivanti da un uso figurato che è diventato abituale e non viene più notato: le gambe del tavolo, la gru di un cantiere, la rete televisiva, la stella o la diva del cinema, il tifo sportivo ecc. (a volte risulta meno noto o sconosciuto il significato originale).
Il termine nasce originariamente in Francia, con intenti polemici, per designare un gruppo di poeti e di letterati che non si riconoscevano nella linea poetica dominante nella seconda metà dell’Ottocento, e cioè il Naturalismo zoliano. Tali autori – principalmente Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud – proponevano una strada alternativa all’osservazione scientifica della realtà sociale propugnata da Zola e, raccolti attorno alla rivista «Le Décadent», pubblicano, nel 1884, una raccolta significativamente intitolata I poeti maledetti, in esplicita polemica con il pubblico borghese del tempo e con i suoi gusti estetici. L’incipit di una celeberrima poesia di Verlaine recita: “Io sono l’Impero alla fine della decadenza”. Cardine della poetica decadente è l’idea che la realtà non è qualcosa di conoscibile e di razionalizzabile, bensì qualcosa di sfuggente, ambiguo, misterioso. Per Baudelaire “è un tempio la Natura ove viventi / pilastri a volte confuse parole / mandano fuori; la attraversa l’uomo / tra foreste di simboli dagli occhi / familiari”. Dunque la conoscenza di tale realtà è attingibile solo per via intuitiva e simbolica (nel 1885 sarà fondata la rivista «Le Symboliste», e con il Simbolismo confinerà il Decadentismo), non per via descrittiva e non in modo razionalistico. Il poeta sarà quindi un “veggente” (Rimbaud) e i suoi comportamenti entreranno in diretta polemica con il perbenismo borghese: dal maledettismo del ‘padre’ Baudelaire al dandysmo di Oscar Wilde o all’estetismo di Gabriele D’Annunzio.
Sul piano storico-politico il Decadentismo coincide con un'epoca caratterizzata da gravi tensioni e forti squilibri internazionali che avranno come tragico sbocco la prima guerra mondiale. Il forte sviluppo industriale, se da un lato accentua lo scontro tra capitalisti e proletari, sempre più coscienti del loro peso sociale e dei loro diritti, dall'altro impone l'esigenza di cercare nuovi mercati. Questa esigenza trova una risposta nell'espansione coloniale da parte delle grandi potenze europee in altri continenti che scatena pericolosi imperialismi. Proprio in questo periodo nasce il mito razzista della superiorità e della missione civilizzatrice della razza bianca e della sua cultura. Tutti questi fattori mettono in grave crisi i grandi ideali dell'Ottocento di uguaglianza, di libertà individuale e nazionale, di affermazione dei diritti naturali dell'uomo. Nascono nuovi miti: il diritto alla violenza, il successo personale, economico e sociale, la superiorità della razza bianca. Questa crisi generale influenza profondamente anche la vita culturale. Gli intellettuali si sentono estranei alla loro epoca dominata da interessi di carattere economico e materialista, ne avvertono la «decadenza» e prospettano nuovi atteggiamenti spirituali. Nasce così un nuovo modo di concepire l'arte e la letteratura che prende appunto il nome di Decadentismo. I caratteri fondamentali del Decadentismo sono:
mancanza di fiducia nella ragione e nella scienza: solo l'intuizione e la pura sensibilità possono aiutarci a penetrare nei misteri profondi della vita;
isolamento rispetto alla società circostante: si perde la fiducia nella possibilità della letteratura di incidere nelle grandi trasformazioni sociali e politiche della nuova epoca;
esaltazione della propria individualità, del proprio“io”;
senso di crisi, di morte, di angoscia e di solitudine.
L'esigenza di esprimere queste nuove concezioni determina un profondo cambiamento nelle forme letterarie, specialmente in quelle della poesia. La poesia è per i decadenti la sola possibile intuizione della realtà e il poeta è considerato come "vate", cioè come colui che fra tutti gli uomini è in grado di cogliere il significato nascosto della realtà. Di qui le parole poetiche non hanno peso, diventano musica e i versi, svincolati da ogni regola metrica, diventano rapidi, carichi di significato e di simbologie. In Italia gli autori più rappresentativi del Decadentismo sono i poeti Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio. Tuttavia i temi decadenti sono riconoscibili nelle opere di due altre grandi personalità letterarie, gli scrittori Italo Svevo e Luigi Pirandello.
LA GERMANIA DEL PRIMO DOPOGUERRA DALLA REPUBBLICA DI WEIMAR ALL'AVVENTO DI HITLER
Nell’immediato dopoguerra in Germania, dopo l’abdicazione del kaiser Guglielmo II, venne proclamata la repubblica e il governo fu affidato provvisoriamente al leader socialdemocratico Friedrich Ebert, che s’impegnò a indire le elezioni di un’Assemblea Costituente. La situazione però era molto confusa ed agitata da fermenti rivoluzionari che vennero raccolti dalla Lega di Spartaco, associazione d’ispirazione comunista guidata da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Nei primi mesi del 1919 le tensioni si trasformarono in un vero e proprio tentativo d’insurrezione, che venne stroncato con la forza dall’esercito e dai Freikorps, sorta di bande paramilitari che rapirono e uccisero i leader spartachisti. Stroncato nel sangue questo tentativo, si tennero le elezioni che diedero la maggioranza ai social democratici, i quali assunsero con Ebert la guida della Repubblica di Weimar, ma governarono d’intesa con le forze cattoliche del Zentrum. Le condizioni poste alla Germania dal trattato di Versailles si rivelarono ben presto insostenibili, ingenerando nei tedeschi un sentimento di rivalsa che favorì due tentativi (falliti) di colpo di stato detti putsch (Kapp nel 1920 e Hitler nel 1923). Nel 1922 la Germania non riuscì a pagare la rata dei debiti di guerra e la Francia occupò militarmente le aree industriali della Ruhr e dellaSaar. La reazione degli operai tedeschi fu lo sciopero con la conseguente gravissima inflazione del 1923.(foto) La stabilità politica fu ritrovata con il governo del liberale Streseman sul finire del 1923, grazie soprattutto al piano di aiuti americani (piano Dawes) che favorì il rilancio produttivo del paese, anche diluendo in tempi più lunghi i pagamenti alla Francia dei gravosissimi debiti di guerra decisi a Versailles.
Con la crisi di Wall Street del 1929 ed il ritiro dei capitali americani investiti, la Germania ripiombò nella recessione economica. In questa situazione la popolazione fu spinta a sostenere il movimento estremistico di Adolf Hitler, che aveva fondato il partito nazionalsocialista, la cui ideologia si basava sui capisaldi della superiorità razziale tedesca, del complotto mondiale ebraico e della necessità di ampliare lo spazio vitale della Germania. In particolare la dottrina del complotto mondiale antitedesco forniva una spiegazione semplificata delle difficoltà affrontate dalla popolazione in quella fase storica e suggeriva nella rivincita militare la soluzione dei problemi. Alla crisi economica si aggiunse, agli inizi del 1930, la crisi politica dovuta alla frammentazione del quadro politico e alla crisi dei partiti, che determinò l’ingovernabilità del paese e il ricorso ad una serie di successive consultazioni elettorali; i cittadini furono chiamati a votare per il Parlamento ben 5 volte dal 1928 al 1933. Dopo la quarta elezione, tenutasi nel Novembre del 1932, il presidente Hindenburg affidò a Hitler l’incarico di formare il nuovo governo (30 gennaio 1933). Il suo partito aveva raggiunto un consenso che sfiorava ormai il 40% dei voti. Non soddisfatto Hitler nella primavera del 1933, dopo un misterioso attentato in cui bruciò la sede del Parlamento (incendio del Reichstag, 27 febbraio) sciolse il Parlamento, riconvocò il corpo elettorale ed ottenne la maggioranza assoluta dei seggi, con il conseguente conferimento di pieni poteri, anche legislativi. Rapidamente la Germania si trasformava in un regime totalitario. Nel corso del primo anno furono sciolti o messi fuorilegge tutti i partiti tranne quello nazista; fu istituita la polizia politica (Gestapo) con compiti di schedatura, controllo e repressione degli avversari politici; nella notte dei lunghi coltelli (30 GIUGNO 1934) furono regolati nel sangue i conti con le Sturm Abteilungen , milizie che furono sostituite con le più fedeli Schutz Staffeln, le tristemente famose SS. Nell’agosto del 1934 moriva il presidenteHindenburg e Hitler assumeva per sé la carica vacante, proclamandosi Fuhrer del Terzo Reich.
LO STATO TOTALITARIO IN GERMANIA
Fin dall’ascesa al potere di Hitler, nel 1933, iniziarono le persecuzioni naziste degli ebrei, che vennero regolamentate con le Leggi di Norimberga nel 1935, secondo le quali agli ebrei era vietato occupare impieghi pubblici ed esercitare libere professioni, conservare la cittadinanza tedesca e il possesso dei relativi documenti, possedere proprietà immobiliari, sposarsi con ariani. Erano inoltre costretti a subire la sterilizzazione. Particolare attenzione i nazisti rivolsero all’aspetto culturale, nel senso della propaganda e dell’ indottrinamento, in cui si distinse il famigerato ministro Joseph Goebbels, fedele ad Hitler fino all’ultimo giorno di vita. La cultura tradizionale era considerata contaminata dagli ebrei e quindi disprezzata fino al rogo dei libri, mentre i testi scolastici furono riscritti in gran fretta. L’arte astratta e delle avanguardie era considerata arte degenerata e come tale disprezzata e vietata. Molti intellettuali e scienziati abbandonarono precipitosamente il paese per sottrarsi alla condanna e alla censura nazista (due su tutti: Einstein e Freud).
Ciò nonostante Hitler godeva del largo appoggio dei ceti imprenditoriali, che favorì con lo scioglimento dei sindacati e il rilancio dell’industria bellica. Notevole fu anche l’impegno nazista nella realizzazione di opere pubbliche, che dovevano celebrare la grandezza del Reich. In questo campo si distinse l’architetto Albert Speer, che tra gli altri progetti realizzò lo Stadio Olimpico di Berlino dove si tennero i giochi nel 1936. Ma negli anni ’30 Hitler dedicò i maggiori sforzi al riarmo dell’esercito, reintroducendo la coscrizione obbligatoria. La Germania uscì infine dalla Società delle Nazioni ed iniziò a progettare l’annessione dei territori con popolazione di lingua tedesca, dalla Renania all’Austria, ai Sudeti, a Danzica. Un progetto che precipiterà gradualmente ma irrefrenabilmente l’intera Europa nel secondo conflitto mondiale.
ATTIVITA'
Hitler era affetto da un disturbo narcisistico della personalità (narcisismo maligno). In che cosa consiste?
Per l’Italia il dopoguerra fu caratterizzato da un diffuso senso di delusione per gli esiti del conflitto. Pur rientrando tra le nazioni vincitrici, l’Italia non vide mantenute tutte le promesse, in termini di annessioni territoriali, del Patto di Londra e in particolare non ottenne Fiume, la Dalmazia e i territori del Dodecanneso, rivendicati dai nazionalisti e dagli interventisti. Si diffuse pertanto quel sentimento della vittoria mutilata che accese gli animi e divise gli italiani tra dannunziani e caporettisti, i primi accesi patrioti, i secondi scialbi rinunciatari. Il tentativo dannunziano di Fiume, con l’occupazione della città nel settembre del 1919, si esaurì alla fine del 1920 con l’abbandono a seguito del Trattato di Rapallo, che affidava la città istriana al controllo internazionale fino al 1924, anno in cui sarebbe passata sotto il governo italiano. Ma oltre alla questione nazionale, nell’immediato dopoguerra tornò a divampare la questione sociale, poiché le conseguenze negative del conflitto ricaddero in prevalenza sui ceti proletari e piccolo borghesi. In particolare vi fu il problema del reinserimento dei combattenti, reso difficile dall’esigenza di riconvertire l’industria alla produzione civile, quello delle terre incolte e della promessa non mantenuta di una riforma agraria che finalmente distribuisse la terra ai contadini. La piccola borghesia risentì maggiormente dell’inflazione e della crisi di bilancio dello stato, mentre la grande borghesia si avvantaggiò grazie alle commesse statali che durante la guerra avevano drenato ingenti risorse finanziarie a favore delle grandi industrie.
ATTIVITA'
Il primo dopoguerra, in Italia, determinò la crisi del sistema liberale. Perché?
Non esiste un autore per questa canzone, che narra il dolore e la rabbia dei soldati italiani impegnati nelle battaglie per la conquista di Gorizia durante la Prima Guerra Mondiale. Si dice che chi veniva sorpreso a cantare questa canzone durante la guerra era accusato di disfattismo e poteva essere fucilato.
All’esaltazione nazionalistica per una tanto faticata vittoria subentrò in breve un sentimento di orrore per i tragici costi umani di quella vicenda bellica: circa 50.000 soldati e 1759 ufficiali caduti di parte italiana, 40.000 e 862 ufficiali per gli austriaci. Una carneficina, che favorì la nascita e la circolazione di un largo e condiviso stato d’animo di ripugnanza per la guerra, testimoniato da alcuni canti di protesta. Tra i più belli, diffusi e significativi dell’intero conflitto 1915 – 18 il testo della canzone, intitolata "O Gorizia, tu sei maledetta", nelle cui strofe, come osserva Sergio Boldini, apprezzato studioso della espressività popolare, si ritrovano “ la violenza, l’inutilità e il dolore della guerra, gli affetti che si perdono, la discriminazione di classe fra soldati e ufficiali, i morti che non ritornano”.
Nella letteratura sulla Grande Guerra sono pochi i giudizi favorevoli al generalissimo Luigi Cadorna, comandante supremo delle 11 Battaglie sull'Isonzo, individuato, non sempre con obiettività, come unico responsabile degli errori di conduzione del conflitto e di altri aspetti ad esso collegati ( decimazioni, sostituzione di generali poco graditi, inutili massacri).
ATTIVITA' Come presenta il tuo libro il personaggio storico Luigi Cadorna? Quali pregi e/o difetti gli attribuisce riguardo la conduzione delle operazioni militari e le azioni di comando?
E' forse l'unica composizione in cui Trilussa, all'inizio della prima guerra mondiale, si allontana dal consueto stile ironico e abbastanza bonario per giungere fino ad una vera e propria invettiva. La ninna-nanna ebbe successo immediato e diventò una canzone, popolare soprattutto a Torino. Il testo, pubblicato dai giornali socialisti piemontesi durante la guerra, venne poi ripreso da L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci (1921), con una nota di Palmiro Togliatti che ne confermava l'ampia diffusione.
ATTIVITA'
Dalla poesia si deduce molto chiaramente la visione molto amara che Trilussa ha delle cose della politica, perché?